Nei conventi cappuccini sono rifugiate centinaia di persone

(Sofia) Trentamila profughi ucraini, di cui novemila bambini, sono entrati fino ad oggi sul territorio bulgaro, stando alle statistiche delle autorità locali. La Bulgaria, Paese che in passato ha chiuso le porte ai migranti, ora è in prima linea nella solidarietà anche perché il confine ucraino dista solo 200 chilometri dal Paese balcanico, mentre all’interno del Paese invaso dai russi vivono 200mila persone di origine bulgara.

Secondo Emanuil Patashev, segretario generale della Caritas in Bulgaria, “non si sa quanti di questi profughi intendano rimanere nel nostro Paese perché la Bulgaria non è molto appetibile per gli ucraini, soprattutto per i lavoratori altamente specializzati”. La Caritas fornisce trasporto, alloggio, distribuisce cibo e prodotti di prima necessità come anche qualsiasi tipo di supporto sia necessario, e coordina gli aiuti dalla Chiesa cattolica, che, dopo l’appello del presidente della Conferenza episcopale bulgara, mons. Christo Proykov, ha aperto le porte di conventi ed edifici religiosi per i profughi.
Alcuni, come fra Ventsi Nikolov, sono andati fino ad Odessa per portare aiuti umanitari e trasferire i profughi verso la Bulgaria. “In Ucraina abbiamo visto scene orrende”, confessa al Sir; “una colonna di madri con figli, ma una volta arrivati in Bulgaria, alcuni hanno scelto la costa del Mar Nero, come luogo di soggiorno temporaneo perché il governo bulgaro sponsorizza gli albergatori con 20 euro al giorno per l’accoglienza dei profughi”. Fra Nikolov a breve ripartirà per la Moldavia per trasportare altri profughi, mentre alcuni ucraini sono alloggiati anche nel monastero delle suore Eucarestine e nel Centro della Caritas a Russe.
A Sofia è in atto una raccolta fondi per i conventi dei frati cappuccini in Ucraina, organizzata dalla custodia dei cappuccini “Fra Marco di Aviano in Bulgaria”. “La verità è che i profughi che arrivano in Bulgaria hanno qualche soldo da parte”, rileva fra Elko Terziyski, “ma nelle città ucraine è rimasta la gente veramente povera, loro sì che hanno un bisogno disperato. Noi mandiamo i soldi sul conto dei nostri confratelli polacchi e i sacerdoti che lavorano in Ucraina passano la frontiera e prelevano. Nei loro conventi sono rifugiate centinaia di persone”.
Attiva è anche la Chiesa ortodossa bulgara, nella persona del vescovo Policarpo, vicario del patriarca Neofit per la città di Sofia: in ogni loro chiesa si svolge una raccolta solidale per le persone colpite dal dramma della guerra.

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